Un bel giorno prenditi e portati via

Un bel giorno di sole prenditi e portati via..  Stacca la spina e decidi una meta.

La meta è partire.” citava Ungaretti.

Partire anche se per un giorno solo. Partire per la Calabria, precisamente verso il primo paese di questa meravigliosa regione: Rocca Imperiale.

Non sto a dilungarmi con le parole.. inizio subito col mostare le foto scattate durante una domenica di marzo con una breve descrizione per ciascuna.

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Lui è mio nonno paterno. Non ho resistito un attimo a catturare questo scena: una breve sosta durante la visita al paese natio della nonna Antonietta, sua moglie, purtroppo non più in vita. Nonostante le gambe gli urlassero tregua,  la voglia di rivisitare questo paese, rimembrando vecchi ricordi, è stata, decisamente, più forte.

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Grazie alla gentilezza e all’ ospitalità dell’attuale padrone della casa  ho potuto fare questo scatto.. catturando questo meraviglioso spettacolo. Un panorama da mozzare il fiato. C’è da dire che il balcone dal quale ho scattato la foto è il balcone sul quale , tanti anni fa, forse e magari, ci stendeva i panni la madre di mio nonno: la mia bisnonna.

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Questa è la Chiesa di Santa Maria del Cielo Assunta. Piccola e di stile romanico puro è stata costruita nel 1239, al tempo dell’imperatore federico II di Svevia.

Passeggiando qua e la, percorrendo vie e viottoli, uno scatto qui ed uno li  tra un vicolo e l’altro del paese dei limoni e della poesia. Mica male per un paese che conta poco più di 3000 abitanti.

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Ad un tratto, immediatamente, la mia attenzione è stata catturata da questo portone con su la scritta TELEFONO. Giorni addietro, riguardando le foto scattate, mi sono soffermata più del dovuto su questa e vari pensieri  hanno travolto la mia mente.. Gli squilli telefonici del “ti sto pensando”…bei tempi quelli, belli davvero! La mia adolescenza non la cambierei per niente al mondo con quella dei ragazzi di oggi. Sono orgogliosa di averla vissuta ricevendo un cellulare da quattro soldi solamente dopo aver compiuto 16 anni! Riflessioni scaturite da un distacco forzato da internet. Mi fermo un attimo.. E guardando questa foto, scattata una settimana fa, penso: forse, ancor prima che io nascessi, l’adolescenza dei ragazzini di un tempo è stata decisamente migliore della mia- sotto certi aspetti, lo ammetto! Un cellulare?! Non si sapeva nemmeno cosa fosse! La tecnologia!? Più contro che pro.

Una volta aver raggiunto la parte più alta di questo paese, posizionato su di una rocca, non a caso il nome del paese Rocca Imperiale.. ecco che mi ritrovo a dover fare i conti con uno dei luoghi che più mi affascina da tempo: il castello.

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Il Castello Svevo è posto sulla sommità di un colle che abbraccia il centro storico di Rocca Imperiale che, con le sue abitazioni caratteristicamente disposte a gradini, si presenta come un borgo dall’aspetto caratteristico  di un paesaggio di presepe, specie di notte quando è illuminato.
La fortezza, costruita a partire dal 1221, è ubicata a circa 200 metri sul livello del mare e venne fatta costruire per disposizione di Federico II di Svevia in un luogo di estrema importanza dal punto di vista militare e strategico in quando posto praticamente sulla Via Publica Apulia , quindi , vista l’ubicazione in altura, serviva da torre di guardia per il controllo della strada che costeggia il mar Ionio.
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Una volta salita su questa torre, una piacevolissima sensazione mista di libertà e adrenalina mi ha travolto l’anima e ha fatto si che gli occhi si chiudessero da soli dopo aver ammirato un quadro di solo tre colori: celeste, azzurro e verde.
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In realtà sono una nostalgica di epoche mai vissute,  il 1988 non mi si addice affatto. Non a caso, uno dei miei film preferiti in assoluto è Marie Antoinette di Sofia coppola. La visita al castello di questo paese ha fatto impazzire la mia immaginazione tra un click e l’altro. Mi ha riportato indietro nel tempo, in quel tempo fatto di maestosi palazzi, grandi tenute, residenze estive e castelli con giardini sempreverdi di principi e re. Tra ingenuità e frivolezze alcune, contesse e duchesse, dame, conti e cavalieri che vivono di intrighi e passioni, in un abito pomposo e l’altro, di banchetti in festa al suon del clavicembalo in grandi sale drappeggiate da arazzi e argenteria scintillante, altre arredate da letti a baldacchino, grandi camini ardenti e pareti affrescate. Cocchieri, carrozza e cavali bianchi attendono sua Maestà: la meta è partire!
..e poi ci sono io nelle foto scattate da mia madre: “Siediti li, su quella specie di muretto, che te la scatto io una foto!”
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Dopo essere andata via da questo paese mi sono tornate in mente alcune  parole di Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

 

 

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2 thoughts on “Un bel giorno prenditi e portati via

    1. Carissima è bellissima ti ringrazio di cuore, diciamo che ho sempre avuto questa passione per la scrittura sin dai tempi di msn messenger. Tramite il my space buttavo giù qualche riga e pensiero 🙂 ti abbraccio forte, buona domenica per quel che resta :-*

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